Il consumatore medio ha una conoscenza limitata dei prodotti e del mercato, è fortemente condizionato dai messaggi pubblicitari, ha scarse conoscenze dei prodotti.

Addirittura, secondo una indagine di Accredia, solo il 33% conosce le caratteristiche dei prodotti DOP, DOCG, IGP o BIO e dunque la differenza tra prodotti del Made in Italy e imitazioni.

Dall’altra parte il sistema agroalimentare è costituito da oltre 100.000 aziende, per più del 97% da Piccole e Medie Imprese incapaci di sostenere i prodotti perché tra loro competitor, che  si confrontano con i mercati locali, continuando spesso a basare la capacità di vendita sulla reputazione  e  sul contatto diretto col consumatore. Non ha dunque di fatto la possibilità, la capacità né gli strumenti per incidere su mercati di area vasta, men che meno su quelli esteri. Alle piccole aziende insomma la globalizzazione è di fatto preclusa e anzi viene spesso considerata da esse come una minaccia.

Per conseguenza, alla crescente domanda di prodotti tradizionali e del Made in Italy il sistema agroalimentare non riesce adeguatamente a far fronte in termini di sistema, per la polverizzazione del sistema produttivo, ma anche per ritenere i cibi, prevalentemente di natura tradizionale, apoditticamente sicuri e per accampare, senza documentarli ed enfatizzandoli, concetti di sicurezza, qualità, tipicità e legame col territorio che tuttavia non risultano nella maggior parte dei casi adeguatamente documentati. D’altronde qualità e sicurezza, in termini di comunicazione, vengono oggi percepite dagli stessi operatori come un mero costo che per altro viene  trasferito sul consumatore. Non vengono in definitiva fornite le documentazioni e le informazioni attese dai mercati,  da consumatori sempre più esigenti,  dalle autorità sanitarie anche dei paesi  ai quali potenzialmente potrebbero accedere.

Le conseguenze di non valorizzare adeguatamente i contenuti di qualità, sicurezza,  legame con territorio, tradizione e sempre più i comportamenti etici,  non possono che essere l’ incapacità di corrispondere adeguatamente alla domanda potenziale, che induce il consumatore all’acquisto dei prodotti di minor prezzo e  alimenta inevitabilmente il mercato delle imitazioni anche sul territorio nazionale, ciò che per altro nei paesi esteri sta pesantemente condizionando i consumatori assuefacendoli a qualità devianti o comunque diverse da quelle dei prodotti originali.

Per il settore agroalimentare, che produce una gamma di prodotti vasta e superiore alle capacità di consumo interno, è una necessità vitali la ricerca di uno sbocco su mercati di area vasta compresi quelli esteri.

Poiché poi deve essere sempre più e per quanto possibile obiettivo delle aziende il mercato estero, non si può non tener conto del parere dei consumatori esteri per i quali (come dimostrato dalla indagine “Future Consumer. Now” di Ernst & Young),  la parola “cibo” evoca l’Italia nella mente di tre persone su quattro a livello globale, ma solo il 15% delle aziende esporta, soddisfacendo meno del 40% di una richiesta di cibo Made in Italy equivalente a oltre 130 miliardi di euro, occupato dunque inevitabilmente da prodotti di imitazione.

Oltre che per la strutturazione polverizzata del sistema agroalimentare, le aziende italiane continuano ad affidarsi alla sola etichetta “Made in Italy”, sulla quale  decide l’acquisto solo il 35% dei consumatori globali, mentre il restante 65%  pretende di essere informato su provenienza delle materie prime, processo di lavorazione, contenuti di qualità e sicurezza alimentare documentati, sempre più i comportamenti etici delle aziende, un reale sistema di tracciabilità.

Insomma, anche questa indagine conforta l’esigenza che le caratteristiche dei prodotti  siano documentate anziché enunciate, anche perché, sempre secondo l’indagine EY citata,  i consumatori mondiali ritengono che in Europa di etichette e marchi di origine ce ne siano troppi.

Un messaggio che in Italia non è passato, tanto che si assiste ad una proliferazione di marchi e attestazioni (vedi De.Co.) che non sono riconosciuti o comunque non creduti, anche se certificati ma non supportati da adeguate documentazioni riguardanti l’effettiva provenienza delle materie prime, chi e come le lavora, la conoscenza dell’intera filiera, ma anche elementi utili per apprezzare modalità di consumo e percezioni sensoriali di prodotti rivolti a consumatori certamente di fascia alta, ma spesso non preparati al loro utilizzo.

Con il progetto si vogliono dunque coinvolgere prioritariamente i prodotti del territorio  afferenti alle PMI valorizzandoli con azioni di comunicazione concrete, rendendo disponibili le informazioni necessarie a orientare scelte consapevoli attraverso gli strumenti della ICT.

Si vuole a tal fine utilizzare una piattaforma di comunicazione e valorizzazione dei prodotti e delle aziende che sia resa disponibile a veterinari e tecnici capaci non solo di fornire assistenza tecnica qualificata alle aziende, essendo anche promotori della diffusione della conoscenza  delle produzioni, ma ancor più veicolando le aziende verso forme di aggregazione per promuovere la valorizzazione dei prodotti e la loro immissione su mercati di area vasta, compresi quelli esteri.

A tal fine si rende disponibile per essere utilizzata da veterinari e tecnici una piattaforma che comunichi l’arte e i risultati delle produzioni agroalimentari italiane (www.foodarts.it), che venga arricchita dei prodotti e delle aziende del territorio in cui ciascuno opera e che possa diventare uno strumento di reale conoscenza, valorizzazione e diffusione dello sterminato firmamento di produzioni agroalimentari, per lo più basate su tecniche tradizionali applicate a prodotti di nicchia o comunque di non larga diffusione che necessitano di reali azioni di sostegno non solo per promuoverne la diffusione ma, in non pochi casi, per impedirne l’estinzione, salvaguardando un  patrimonio unico di prodotti e di valori.

Una missione connaturata con la professione veterinaria e il suo valore di mediazione sociale e culturale.

La Home Page provvisoria di presentazione della piattaforma foodarts.it.
La pagina di presentazione per la scelta della categoria
Le icone di accesso alle sezioni relative alle informazioni di prodotto

Di seguito viene riportato l’esempio di presentazione del Grana Padano DOP accessibile scansionando il QR Code con una delle APP disponibili e scaricabili anche su smartphone o tablet (ad esempio I-nigma o Barcode Scanner).

Una volta entrati nel sito, digitando il nome utente: demo e la password: Dubai 2020 si può navigare tra i prodotti caricati finora.

Come si vede, informazioni utili tanto alla comunicazione delle caratteristiche dei prodotti quanto a documentare qualità e sicurezza dei prodotti.

La creazione di una siffatta base dati non può che essere funzionale ad una assistenza tecnica non burocratica, ma sostanziale, a porre le premesse per un reale sostegno dei prodotti, ad una aggregazione dei produttori inserendo nel sistema le aziende a il catalogo delle produzioni anche al fine di soddisfare con forme di groupage i mercati che un singolo produttore non può soddisfare, dunque facendo azioni di reale sostegno dei prodotti interessati.

ISCRIZIONE AL GRUPPO

* campo obbligatorio

Zona di Attività*

Codice fiscale: necessario per l’accesso al gruppo

Clicca qui per visualizzare l’informativa sul trattamento dei dati personali

Iscritti al gruppo

  • Paolo Boni
  • Roberto Tadeo
  • Ugo Ciavattella
  • Antonino Salina
  • Remo Rosati
  • Paolo Candotti
  • Dario Mariotti
  • Matteo Benatti
  • Mario Astuti
  • Rosangela Spada
  •  Marco Hrobat
  • Giorgio Guastella
  • Federica De Berardinis
  • Carmen Scioti
  • Valentina Tepedino
  • Luca Carlo Sala
  • Sebastiano Virgilio
  • Roberta Belli Blanes
  • Azienda Massimo Veneri
  • Bianca Maria Figarolli
  • Raffaella Cocco UNISS